martedì 18 novembre 2008

volerò su note lavate

mi appartiene la storia di baci che non si dimenticano
e baci che si sbagliano
baci e parole su storie mai lette tuttavia interpretate.
cancellare certi odori
e sopraffare alcuni sapori che amano non è leale.
cambio bocca come respiri freschi che ti allietano e se ne vanno.
corro sui desideri
e come in mezzo a un fiume in piena sto attenta a non cadere,
saltellando su massi scivolosi ricoperti di sogni
l'acqua scorre bollente e violenta
io sono gelida e pensierosa.
mia madre è bambina
e cerca l'amaro dell'amore
come in un dolce di piombo una pepita d'oro
che non arriverà ad osservarla in tutta la sua coraggiosa bellezza.
mendicanti sorridono ai miei occhi
come un vento ghiacciato che ti spacca le ossa,
congelano l'anima
non riesco più a dimenticare a non pensare,
non voglio non vedere.
penso ad adesso,
al momento subito prima ed alle bollicine nell'acqua pura,
il momento che verrà ancora non mi appartiene.
non mangio aglio oggi perché il passato mi fa male hai denti.
e parlo per paragoni ed utopie che ridono senza comprendersi.
alcuni pensieri sono tagliati dal sudore,
altri siedono,
camminano e tremano alle 3 di notte
con gambe di frumento nascoste sotto gonne colorate.
mi lavo di risa ed osservo i comportamenti degli amici.
siamo tutti così deliziosamente soli solo per unirci.
l'ombra dei veleni proietta luce davanti a noi.
lo so che mi sei a fianco,ti sento ma non ti vedo.
mio fratello è un viaggiatore,
vive nei boschi,nei mari,nelle città e sulle vette
mio fratello vuole farmi conoscere le montagne
ed io
voglio conoscere le montagne e riconoscere mio fratello.
lavoro nel circo dei sognatori,
quello che scrivo non è mio,
è prodotto dal mio cervello ed è per gli occhi del cuore della gente.
siamo troppi,la città è piena ed impazzita,
io posso vedere quello che fai in casa tua,tutti lo possono
siamo troppi e troppo vicini,
la vicinanza stringe il contatto,
il contatto riscalda,
la città è fredda.
dammi la mano e portiamoci via da qui.
volerò.
parole piene di energie
che rimangono solo parole sulla pelle di queste pagine
tatuate di fili invisibili
a cosa serve il tempo?
il sorriso degli specchi si increspa
e piange divertito da giullari caduti su note lavate
che ti osservano elemosinando spiccioli per tempo nuovo.
che non tornerà.
prendo quello che ho già perché l'aria mi possiede.
vivo in un cartone animato non ancora registrato.
le energie della vita sono risate con diverse facce
crude rabbiose felici divertite scandalizzate impaurite
bianche
nere.
siamo sulla stessa altalena
aggrappati a due catene diverse
con ritmi differenti possiamo guardarci e proteggerci.
buon compleanno hermano oggi il giorno è per te.

domenica 2 novembre 2008

un ponte di lattine

ho perso gli occhi immaginando il futuro di amici che non vedo
ho un graffio su un polso ed una cicatrice su una mano pronta a ricordarmi frammenti di passato.
sento rumori alle mie spalle che mi spaventano
come fantasmi scaraventati in frigoriferi di pongo.
mi accartoccio al centro di un ponte
per non rotolare in orizzonti che non posso vedere.
in questo temporale il vetro è asciutto sotto lo sguardo assente di chi non comprende che quello che io vedo c'è ovunque
e non c'è mai,
e scivola sulla realtà in modo più influente di qualsiasi presente.
sono piena di pensieri senza parole per esprimersi delimitati da contorni.
urlo di rabbia per e con i compagni.
bevo lacrime di chi non piange più,
che scivolano in gola come spilli di tempo rimodernizzato
bloccato su calendari che ci impongono una preimpostazione scomoda.
o comoda per chi non ha il coraggio vero di vivere.
ma scendo sul banale e non voglio ora.
mi fa male il pensiero e i muscoli dei sogni bruciano
avanzano porgendo delicatamente gocce del loro sangue alla cioccolata
che amara come mai mi addolcirà.
il figlio dei fiori ha morso il mio sogno proibito
dolce come la neve cade la sua voce sul mio prato di sangue
e dalla muffa di una conchiglia poggiata su un camino di padre,
posso sputargli addosso il vomito dei miei mali pieni.